i videogiochi sono oggi una delle forze più potenti nell’apprendimento
dell’inglese tra i giovani. Dalle interfacce dei grandi titoli alle
chat multiplayer, l’inglese è la lingua dominante della cultura
videoludica mondiale, e il suo vocabolario entra sempre più nel
parlato quotidiano.
Ogni
videogioco ha le sue parole tipiche, quasi sempre in inglese, che
tutti i giocatori usano senza tradurle. Per esempio: loot
sono gli oggetti che raccogli durante il gioco, respawn
significa riapparire dopo essere stati eliminati, grind
vuol dire ripetere la stessa azione tante volte per migliorare, e OP
(overpowered) si usa quando qualcosa è troppo forte. Sono parole
inglesi normali a cui i gamer hanno dato un significato completamente
nuovo.
Giocare online ha creato tantissime abbreviazioni e modi di dire nati per comunicare velocemente durante le partite. Le più famose sono: GG (Good Game, si dice alla fine di una partita per essere sportivi), AFK
(Away From Keyboard, quando qualcuno smette di rispondere), noob (chi è alle prime armi), e ragequit (quando esci dal gioco di rabbia perché stai perdendo). Queste espressioni ormai le sentiamo anche fuori dal gaming, sui social e nelle conversazioni normali.
Dire “quel personaggio è troppo OP” o “ho fatto un grind enorme” è normalissimo per un adolescente italiano oggi. Lo facciamo perché spesso non esiste una traduzione italiana altrettanto efficace, perché sono parole più brevi e veloci, e perché usarle ci fa sentire parte di una community globale. In fondo non è una cosa nuova: anche film, selfie e spam vengono dall’inglese e li usiamo ogni giorno senza pensarci.